Il Parco Guell a Barcellona

Cosa vedere al Parque Guell a Barcellona

Qualche settimana fa ho parlato del Parque Guell di Barcellona come fonte di ispirazione per l’ideazione del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio in Toscana (se non hai ancora letto il post, clicca qui).

Il Parque Guell fu ideato dall’architetto Antoni Gaudi, massimo esponente del modernismo catalano, secondo l’incarico dell’impresario Eusebi Guell. Fu costruito fra il 1900 e il 1914, e inaugurato come parco pubblico nel 1926. Ha un’estensione di 17,18 ettari, e si trova nella parte superiore di Barcellona, sul versante meridionale della collina El Carmel. Nel 1984 diventa come Patrimonio dell’Umanità. Si tratta si un giardino comunale, ma per accedere alla parte monumentale occorre pagare un biglietto d’entrata.

L’idea era quella di creare un parco-giardino all’inglese, dove era possibile rilassarsi davanti al bellissimo panorama di tutta Barcellona. Venne anche considerata al suo interno una zona residenziale, con 60 case circa, ma questa parte non fu mai edificata, per mancanza di interesse da parte dei compratori. Ne venne giusto costruita una a titolo dimostrativo, che fu comprata dallo stesso Gaudi’, e oggi è diventata la sua casa-museo.

Passeggiata per il Parque Guell

Sicuramente una delle cose che vi rimarrà in mente del parco sono i colori, le tessere variopinte, i pinnacoli e le sculture in calcestruzzo che rappresentano animali fantastici. Gaudì cercò di mantenere l’andamento naturale della collina, infatti al Parco si accede dopo una lunga e ripida salita, e si raggiungono due case, con i tetti a forma di fungo, e le cupole molto colorate. Sembrano le case di marzapane di Hansel e Gretel.

Sulla scalinata inoltre non potrete non notare la salamandra colorata, decorata con ceramiche e vetri rotti. Anche senza visitare il parco,sono sicura che avete in mente l’immagine di questa salamandra variopinta, vero?

Proseguendo troverete la Sala delle 100 colonne, in stile dorico (in veritò sono 86), che sostengono la terrazza. Molto bello è il soffitto, decorato con simboli religiosi , mitologici e astrologici, quindi, consiglio mio, alzate il naso in su!

Infine la Terrazza Panoramica, con una panchina variopinta con tesserine a mosaico , dalla quale è possibile avere una splendida vista su Barcellona. Questa panchina segue l’andamento di una serpentina lunga 150 metri, ed è rivestita di ceramica. Questa panchina fu realizzata dall’architetto Josep Maria Jujol, che spesso ha collaborato con Gaudi’

Casa di Gaudì

All’interno del Parque Guell è presente anche la casa museo di Gaudi, dove l’architetto catalano ci abitò dal 1906 al 1926. Al suo interno è possibile vedere il guardaroba, il letto, gli effetti personali e inoltre tutti i materiali variopinti utilizzati per la costruzione non solo del parco, ma anche della Casa Batlò e della Pedrera.

Come arrivare

Il modo più facile per raggiungere il Parqie Guell è l’autobus, che partono da diversi punti di Barcellona. Ad esempio, il numero 24 parte da Placa de Catalunya o Passeig de Gracia,e porta proprio all’ingresso del Parco.

Per quanto riguarda la metropolitana, la fermata più vicina è Lesseps o Vallcarca: da quest’ultima stazione ci sono delle scale mobili che portano all’ingresso.

Biglietti

Il biglietto singolo costa 7 euro (anno 2017), per i bambini fino a 6 anni è gratis, mentre dai 7 ai 12 anni e per gli over 65 il costo del biglietto è 4,90 euro. E’ possibile prenotare online i biglietti cliccando qui

Voi avete visitato questo parco? VI piaciuto? Dite la vostra

IngegnerErrante

Se vuoi leggere altri articoli sulla Spagna, clicca qui per il post su Toledo, e qui per quello sulla città delle arti e delle scienze di Valencia

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante


Annunci

Chiesa dell’Autostrada di Giovanni Michelucci

Chiunque abbia percorso l’autostrada del Sole, o A1, non può non aver notato nei pressi di Campi Bisenzio (Firenze), allo svincolo con l’autostrada A12 Firenze-Mare (esattamente Firenze Nord), la Chiesa di San Giovanni Battista, denominata anche Chiesa dell’Autostrada.

Opera simbolica e spirituale

Venne realizzata dall’architetto pistoiese Giovanni Michelucci fra il 1960 e il 1964, per ricordare i morti sul lavoro per la costruzione dell’Autostrada del Sole. Fu scelto lo svincolo di Firenze Nord perché è a metà strada tra Milano e Roma, le principali città unite da questa autostrada. Viene considerata anche la “parrocchia per viaggiatori”, un luogo per una sosta spirituale, per tutti i pellegrini di qualsiasi razza, età e religione. Questo simbolismo viene anche ripreso nell’architettura della chiesa, come dirò in seguito.

L’edificio

Il primo progetto fu affidato all’ Ingegnere Lamberto Stoppa, ma a causa dei giudizi negativi della Soprintendenza dell’Arte Liturgica, fu sostituito da Michelucci nel 1960. Quel che l’architetto pistoiese riprese dal progetto originale fu l’impianto longitudinale, il battistero interno, ma in un edificio separato, e le iconografie commissionate agli artisti, provenienti da tutta Italia. Queste opere, per essere meglio visionate dai fedeli, vennero disposte in un grande nartece (portico), che aveva sia la funzione di ingresso alla Chiesa e al Battistero, che quella di galleria come sede dei bassorilievi raffiguranti tutte le città italiane unite dalla nuova autostrada, fra cui Sant’Ambrogio per Milano, San Petronio per Bologna, San Giovanni per Firenze e diversi altri.

L’esterno

Si tratta di un’architettura dinamica, fuori dagli schemi, e altamente simbolica nella forma della tenda, come simbolo di accoglienza del viaggiatore. La stessa architettura è in sè contrastante: la copertura in rame è dinamica, sembra quasi mossa dal vento, mentre il corpo della chiesa è in solida pietra, tipica della zona, e in cemento. Questa idea del viaggio è data non solo dagli elementi architettonici, ma anche dai percorsi attorno alla Chiesa: ogni punto di vista è diverso dall’altro, non ne esiste uno preferenziale.

Chiesa dell’Autostrada-Credits Archweb

L’interno

Lo stesso contrasto si nota anche all’interno della chiesa, con le coperture a tenda, che nonostante siano realizzate in cemento armato danno una grande sensazione di leggerezza, e la solidità dell’aula a croce latina irregolare in pietra. Queste tende sono sostenute da grandi pilastri albero in cemento armato, con i rami che si intrecciano e vanno in ogni direzione.

Interno – Credits Te la do io Firenze

All’interno sono presenti 3 altari: due ai lati, illuminati da piccole feritoie, e uno centrale, con una grande superficie colorata in vetro e ferro, rappresentante Giovanni Battista.

In tutti gli ambienti, sia esterni che interni, possiamo notare l’estrema accuratezza e raffinatezza nelle finiture, nel dettaglio e nella lavorazione dei vari materiali.

Nonostante la chiesa sia posizionata in un punto altamente frenetico, al suo interno si respira un’aria totale di pace e tranquillità, come un distacco che può avere il viaggiatore dalla realtà di tutti i giorni.

Per visitare la chiesa, occorre rivolgersi al custode. Per raggiungerla occorre imboccare il raccordo autostradale Peretola/Firenze-Mare, con indicazione per l’area di servizio Firenze nord/Autostrada del Sole A1: da qui si trovano le indicazioni per arrivare alla Chiesa. Per informazioni clicca qui

Questa chiesa negli anni, come tutte le architetture estremamente moderne, è stata fortemente criticata. Voi da che parte state?

IngegnerErrante

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante


Il Giardino dei Tarocchi a Capalbio

Se questa estate avete intenzione di trascorrere qualche giorno nella Maremma toscana a Capalbio, provincia di Grosseto, dovete visitare il Giardino dei Tarocchi, opera dell’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. Questo giardino è conosciuto per le sculture degli arcani maggiori dei tarocchi.

Ispirazione a Gaudì

Il giardino prende l’ispirazione dal Parque Guell di Antoni Gaudì a Barcellona e dal Giardino dei Mostri a Bomarzo (Viterbo). Dopo la visita a questi due parchi, Niki de Saint Phalle decise di ideare il Giardino dei Tarocchi nel 1979. Fu terminato nell’estate del 1996; nel 1997 nacque la Fondazione “Giardino dei Tarocchi” per mantenere e conservare l’opera, e infine nel 1998 il giardino è stato aperto al pubblico.
Il Giardino si trova sulla collina di Garavicchio, frazione di Capalbio, e ha un’estensione di 2 ettari fra sculture colorate, in acciaio, vetro e ceramica e specchi. Per l’ideazione di questo giardino, l’artista ha avuto accanto un’équipe di operai specializzati in arte contemporanea, fra cui il marito Jean Tinguely, che ha creato le strutture metalliche e gli assemblaggi semimoventi delle sculture. Inoltre, fra i vari contributi, possiamo parlare anche di Ricardo Menon, collaboratore e amico dell’artista, e Venera Finocchiaro, ceramista romana.

Ingresso principale

Nell’équipe per la costruzione del Giardino dei Tarocchi, si trova anche l’architetto ticinese Mario Botta, che in collaborazione con l’architetto grossetano Roberto Aureli, ha ideato il padiglione di ingresso. Si tratta di un muro di recinzione in tufo di grande spessore, con un’apertura circolare al centro chiusa da una cancellata. Il disegno di questo ingresso viene interpretato dallo stesso architetto Botta come barriera da varcare per avere una “pausa magica” dal mondo reale che sta al di là del muro.

Piazza Principale

Oltrepassato il muro percorreremo una strada sterrata per arrivare alla piazza principale, dove si trova una vasca sovrastata da due figure unite della Papessa e del Mago, che rappresentano i maggiori arcani dei tarocchi, e simboleggiano l’inizio del percorso. La vasca circolare raccoglie le acque che escono dalla bocca della scultura della Papessa, e al centro si trova la Ruota della Fortuna, una scultura meccanica semimovente realizzata da Jean Tinguely.

Dalla piazza, circondata dal verde, partono diversi percorsi che salgono e scendono lungo la collina. Lungo questi percorsi Niki de Saint Phalle ha inciso pensieri, numeri, citazioni, disegni e tanto altro: non è sono un percorso fisico, ma anche spirituale. In particolare, lungo un percorso che sale la collina, si trova la scultura del Sole, come un uccello di fuoco appollaiato su un arco, e il Papa, l’opera più amata dall’artista.

L’albero della vita

Affascinante è la scultura dell’Albero della vita, che al posto dei rami ha le teste dei serpenti, e il tronco è ricoperto dalle iscrizioni e dai disegni dell’artista.

Potrei parlare di tante altre sculture affascinanti, come la Morte, la Temperanza, gli Innamorati e l’Imperatrice, ma non voglio svelarvi altro di questo parco, che racchiude arte, natura e spiritualità.

Se volete avere questa esperienza spirituale nel giardino, cliccate qui per controllare i giorni e gli orari di apertura.

Voi avete visitato questo giardino? Cosa ne pensate?

IngegnerErrante

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante


Solomon R. Guggenheim Museum di New York

Il Solomon R. Guggenheim Museum di New York è un museo di arte moderna e contemporanea e si trova sulla Quinta strada, ai margini del Central Park. Fu progettato e realizzato da Frank Lloyd Wright, nel 1943, e ancora oggi è considerato fra le architetture contemporanee più importanti e caratterizzanti del secolo scorso. Il committente di Wright, Hilla von Rebay (responsabile della collezione di Solomon R. Guggenheim), chiese di realizzare uno spazio dove ci fosse una relazione stretta fra arte e architettura, in cui “…ognuno di questi grandi capolavori dovrebbe essere organizzato nello spazio poiché sono ordine, creano ordine e sono sensibili allo spazio che li ospita..”. Occorreva quindi un concetto di spazio museale nuovo, assolutamente diverso.

Nuova concezione di spazio museale

Dopo diverse versioni del progetto, quello più simile alla realizzazione venne realizzata nel 1945, e dopo 14 anni fu completato l’edificio. Né Wright, né Guggenheim riuscirono a vedere il museo completato, che fu inaugurato nell’ottobre del 1959.

Lo spazio museale è un ambiente unico, che si avvolge su se stesso, formando una spirale che sale dal piano terra fino alla cima tramite due percorsi: uno in salita e uno in discesa. Secondo Wright questa spirale capovolta doveva somigliare a uno Ziggurat rovesciato. Doveva rappresentare la continuità assoluta, con il valore di voler riunire i popoli tramite la cultura.

Il percorso delle opere va dall’alto verso il basso, quindi la cosa migliore sarebbe salire al livello più alto, e scendere percorrendo le rampe disposte a spirale, lungo le quali sono esposte le opere. Lungo questo percorso sono presenti delle aree espositive. Dalla strada l’edificio somiglia a un nastro bianco che si avvolge attorno a un cilindro più ampio in cima e alla base. Questo spazio museale venne criticato fortemente, per paura che l’architettura dell’edificio oscurasse le opere al suo interno, per e la difficoltà di appendere le opere ai muri inclinati

Le opere non iniziano dallo spazio dell’ingresso centrale, perché Wright lo vedeva più come spazio di socializzazione. Non esistono pavimenti in piano, né pareti rettilinee, a causa della forma avvolgente dato all’architettura del Museo. Questo non agevola il fissaggio dei dipinti, né l’esposizione di grandi opere: la maggior parte delle opere viene montata sui muri perimetrali con delle barre metalliche distanziatrici.
Per quanto riguarda le sculture, anche in quel caso potevano esserci problemi causati dalla pendenza del pavimento e dall’inclinazione delle pareti. Sembra che venga utilizzato un supporto inclinato di un angolo specifico: in questo modo le sculture appaiono verticali, anche se in realtà non lo sono.

Estensione del museo

Nel 1992 venne realizzata un’estensione del museo, ad opera di Gwathmey Siegel & Associates. Accanto all’architettura di Wright venne aggiunta una torre a otto piani a base rettangolare, in modo da estendere il museo , dove poter esporre più facilmente grandi dipinti, sculture e installazioni.


Molto importante nel progetto di Wright è l’illuminazione naturale: lo spazio centrale è coperto da un grande lucernario che genera luce diffusa in tutto l’edificio. Fu in seguito aggiunto anche un sistema di illuminazione artificiale, per permettere alle opere un’illuminazione appropriata in tutte le condizioni.
Voi conoscete questo Museo? Lo avete visitato?
Ingegnererrante

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante


Viaggio attorno alle torri e ai grattacieli del mondo – Seconda parte




Seconda parte – Mondo

Eccomi qui! Come vi avevo promesso la scorsa settimana, dopo il tour italiano fra le torri e i grattacieli che amo di più, sono pronta a passare il confine e a parlare della mia Top five nel mondo. Pronti a partire?

Dove eravamo rimasti? A Milano, e da qui proseguendo verso Ovest, iniziamo la seconda parte del nostro viaggio, destinazione Mondo.

Oltrepassiamo il confine italiano, e andiamo in Francia. Partiamo dalla torre definita più romantica, la Tour Eiffel a Parigi, nonché uno dei simboli della città e della Francia.  Fu voluta dal governo francese per l’inaugurazione dell’Esposizione Universale di Parigi del il 31 marzo 1889 e aperta al pubblico il 6 maggio dello stesso anno; il progetto fu dato a Gustave Eiffel, chiamato anche “architetto del ferro”(era specializzato nella progettazione di ponti metallici). E’ alta 312 m, 324 metri con le antenne televisive, ed è possibile salirci sopra, a tutti e tre i livelli, tramite le scale o due ascensori trasparenti. La torre avrebbe dovuto rimanere per solo 20 anni, ma fortunatamente il governo francese decise di sfruttare l’altezza dell’edificio per le prime telecomunicazioni e comunicazioni radio, così, nel 1909, anno  in cui avrebbe dovuto essere distrutta, è rimasta intatta. La base della torre è costituita da quattro pilastri arcuati, che si uniscono verso l’alto, interrotti da tre piattaforme. Mentre al primo e al secondo livello sono presenti ristoranti con viste mozzafiato, al terzo livello Gustave Eiffel realizzò un appartamento in cui ricevere gli ospiti. Se di giorno la vista della Tour Eiffel è suggestiva, la notte diventa magica, perché viene illuminata completamente.

Sicuramente questa torre non è conosciuta come quella parigina, ma vorrei parlare del Turning Torso a Malmö, Svezia. Non solo perché sono una grande amante di Calatrava, ma in mezzo al paesaggio svedese, fatto da casine basse e di natura, questa torre rotante spicca, ed è veramente affascinante. Il grattacielo è alto 190 metri, fu inaugurata nel 2005 e dalla base fino alla sommità si torce su se stesso di 90°. E’ stato realizzato in acciaio, vetro e cemento armato. E’ adibito a uso uffici e alloggi di lusso, ed è stata voluta per riqualificare la zona, non troppo bella. Su questa torre, ho un aneddoto: stavo a guardare ogni dettaglio del grattacielo, e per caso si è aperta la porta di ingresso: Visto che sapevo di non poter entrare, ho pensato qualche secondo sul da farsi, ma la curiosità non mi ha fatto pensare troppo e così, sono entrata. Una reception al piano terra di lusso, con divani di design: mi sono seduta e ho continuato a guardare a bocca aperta ogni dettaglio, ma il concierge se n’è accorto e mi ha accompagnato all’uscita. Cosa può fare la curiosità!

Altra torre, anzi torri: le Torri Kio a Madrid, sono i primi grattacieli inclinati costruiti nel mondo. Il nome viene dall’impresa kuwaitian KIO, Kuwait Investements Office. Sono inclinate di 15° rispetto alla verticale e hanno un’altezza di 114 metri e 24 piani. Gli spazi interni delle due torri sono adibiti a uffici, e ogni piano è diverso dall’altro a causa dell’inclinazione. Le facciate sono costituite in vetro, alluminio e acciaio Queste torri si trovano alla Puerta de Europa, come riqualificazione di questa zona nuova, e rappresentano una vera e propria porta moderna all’ingresso della città.  Su entrambe le torri è presente un eliporto. Anche in questo caso ho tentato di entrare, ma quando mi hanno visto che non ero nell’edificio per motivi lavorativi, ma stavo a naso in su a guardare ogni dettaglio, sono stata “gentilmente “ accompagnata all’uscita.

Passiamo alla Gran Bretagna, e con precisione a Londra: uno dei simboli della città è sicuramente la Torre dell’orologio della House of Parliament, conosciuta anche come Big Ben: in realtà questo è il nome della campana più grande dell’orologio, e dal 2012 (anno del Giubileo) viene chiamata “Elizabeth Tower”. La torre suona ogni quarto d’ora, mezz’ora e ogni ora. La torre è di stile neogotico, terminata nel 1858 ed è alta 96 metri; sono presenti cinque campane. La principale, il “Big Ben”, rintocca le ore, mentre le altre suonano allo scadere dei quarti. La visita è aperta solo ai residenti del Regno Unito, che possono richiedere un permesso speciale.

Passiamo agli Stati Uniti, a New York: sicuramente il mio primo impatto con la città è stato salire sulle Torri Gemelle, ma non ne parlerò perché le immagini della distruzione sono ancora molto presenti nella mia mente. New York ne ha tanti di grattacieli, più o meno moderni, alti, ma sicuramente quello che mi ha colpito di più dopo le Torri Gemelle è il Flatiron Building (o Fuller Building). Il grattacielo è alto 87 metri ed è stato uno degli edifici più alti della città; fu inaugurato nel 1902, progettato dall’architetto Daniel Burham, su un lotto triangolare fra le 23° strada, la Fifth Avenue e Broadway. Fu per lungo tempo uno dei grattacieli più alti di New York. Il nome “Flatiron” fu coniato dagli stessi newyorkesi, perché ricorda la forma di un ferro da stiro. Fu subito considerato fin dall’inaugurazione il simbolo dell’ambizione di New York, come città a sviluppo verticale. Sulla parte anteriore l’edificio è largo solo 2 metri, e la sua forma ha creato non pochi problemi strutturali, soprattutto per la presenza di molto vento nella zona. L’edificio è occupato al piano terra da negozi, mentre all’interno sono presenti appartamenti ed uffici privati.

Altra città statunitense, Chicago, dove parlerò del John Hancock Center, grattacielo alto 344 metri di altezza, con 100 piani. L’edificio viene utilizzato per uffici, attività commerciali e appartamenti. Al 95° piano è presente un ristorante, da dove è possibile osservare il panorama di Chicago e del lago Michigan (la vista migliore è dal bagno, provare per credere). La struttura esterna è “a traliccio”, con rinforzi a X in acciaio: questa struttura non è solo una decorazione, ma fa parte della struttura portante.

Volendo completare il giro del mondo, purtroppo devo dire che non sono molto esperta della zona orientale (risolverò quanto prima questa mia mancanza), quindi il mio ultimo grattacielo sarà lo State Tower di Bangkok. Fu realizzato nel 2001, e ha un’altezza di 247 m, con un’area di 30000 metri quadri, è considerato il grattacielo più largo del Sud est asiatico. Fu progettato dall’architetto Thailandese Rangsan Torsuwan nel 1990, ed è caratterizzato dalla cupola dorata sulla terrazza. Questo grattacielo contiene appartamenti uffici, e un albergo con cinque stelle. Al 64° piano, sulla terrazza, è presente lo skybar e  ristorante Scirocco: un posto unico nel suo genere. Ho passato il Ferragosto di qualche anno fa sulla terrazza dello skybar per un aperitivo al tramonto: esperienza eccezionale, è possibile ammirare il panorama di Bangkok, senza riuscire a vedere dove finisce la città, in tutta la sua poliedricità: da grattacieli a case thai , il tutto in mille luci accese.

Il mio viaggio finisce qui, fra le mie 10 torri preferite. Ora ditemi: quali sono le vostre?

Ingegnererrante

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante


Viaggio attorno alle torri e ai grattacieli del mondo – Prima parte




Prima parte – Italia

Oggi voglio fare un viaggio intorno al mondo, non in 80 giorni come Jules Verne, non fisicamente, prendendo aerei, treni o qualsiasi altro mezzo di trasporto, ma resterò alla mia scrivania davanti al mio pc a parlare di torri e grattacieli in giro per il mondo. Ne ho citati solo dieci, ma ce ne sarebbero molte di più: ho preferito scegliere quelle che ho veramente visitato e fotografato, e non solo visto su internet,o su qualche libro di architettura e design.

Per non annoiarvi troppo in questo giro, ho deciso di dividerlo in due parti: questa volta restiamo in Italia, mentre il prossimo mercoledì andiamo nel mondo. Quindi preparate i documenti che partiamo!

Da dove partiamo?

Naturalmente il viaggio inizia dalla mia città, Lucca, dalla Torre Guinigi, conosciuta anche come torre alberata, infatti la sua caratteristica principale è la presenza delle sette piante di leccio in sommità. La torre fu voluta nel XIV secolo dalla famiglia Guinigi, ricca famiglia di mercanti lucchesi, come simbolo di rinascita e di potenza nella città. La torre si trova accanto al Palazzo Guinigi, spesso sede di mostre espositive, è’ alta 44 metri, realizzata in pietra e mattoni ed è possibile raggiungere la cima tramite scale abbastanza agevoli. Dalla sommità è possibile ammirare il panorama del centro storico e i tetti di Lucca: non lo dico perché sono di parte, ma merita sicuramente una visita.

Abbandonando Lucca, sicuramente la prima torre vicina è la Torre Pendente, in Piazza dei Miracoli a Pisa, sicuramente la più fotografata e più conosciuta in Italia, nonché simbolo della città. Si tratta del campanile della Cattedrale adiacente, ed è alta 56-58 metri circa è stata costruita tra il XII e il XIV secolo. La sua caratteristica è la pendenza, causata dal cedimento del terreno (di tipo argilloso e sabbioso, Pisa era una Repubblica Marinara), per via dei lavori. La torre ha un’inclinazione intorno ai 4° rispetto all’asse verticale, e spesso vengono posti alle estremità dei contrappesi per cercare di ridurre la pendenza. E’ possibile raggiungere la sommità della torre tramite una scala a chioccola, per ammirare Piazza dei Miracoli dall’alto. Nella piazza troverete un sacco di turisti in bilico con le mani alzate, come se tenessero qualcosa: non vi preoccupate, è la classica foto in Piazza dei Miracoli, con il tentativo di sorreggere e migliorare l’inclinazione della torre.

Da non dimenticare, sempre in Toscana, è la Torre del Mangia, in Piazza del Campo a Siena.  E’ la torre civica del Palazzo Comunale, è alta 88 metri e fu terminata nel 1348. Anche in questo caso si tratta di una torre che simboleggia potere ed eleganza.  Fu chiamata così Giovanni di Balduccio, detto “Mangia”, o “Mangiaguadagni” (pare che fosse uno spendaccione), ebbe l’incarico da parte del Comune di battere le ore, finché non fu sostituito da un automa, che prese il suo nome. I resti di questo automa sono conservati nel cortile del Podestà, insieme ai resti della statua del Mangia. Nel 1668 fu collocata sulla torre una grande campana, chiamata dai senesi “Campanone”, o Sunto”, perché è dedicata alla Madonna dell’Assunta. Dalla torre (la scalinata è piuttosto faticosa, 400 scalini, nell’ultima parte gli spazi sono molto stretti, ma merita arrivare in cima) è possibile ammirare dall’alto Piazza del Campo e le colline senesi: la vista è sicuramente ripagata, nonostante il fiatone a causa delle scale. Assolutamente sconsigliato a chi soffre di vertigini.

Ora mi direte, parla solo di Toscana? La mia Regione è ricca di torri, dal tempo rinascimentale in poi, come ho già spiegato, come simbolo di ricchezza e potenza, quindi ne potrei citare tante altre; non se la prendano i miei corregionali, se invece continuerò a parlare di torri in altre regioni.

Andiamo in Emilia Romagna, con le Torri di Bologna, la Torre degli Asinelli e Garisenda, situate nel centro storico. La Torre degli Asinelli, alta 97 metri con una pendenza verso ovest, prende il nome da una importante famiglia bolognese del XII secolo. Anche in questo caso è possibile salire in cima (per i più temerari), per godere di un panorama mozzafiato.  Affiancata alla Torre degli Asinelli c’è Garisenda (anche in questo caso si tratta di un’altra famiglia bolognese), molto più bassa rispetto alla prima, “solo” 48 metri, e anche questa tende a pendere. Sono realizzate entrambe in muratura. Queste torri, sebbene le più famose della città, non sono le uniche presenti a Bologna(in tutta la città oggi sono presenti 24 torri): ogni famiglia benestante bolognese ne aveva una; erano simbolo non solo di prestigio sociale della famiglia ma svolgevano anche funzioni militari (segnalazione e difesa).

Passiamo a Milano: in questo caso voglio parlare di un altro tipo di torre, la torre residenziale (o grattacielo), conosciuta anche come Bosco Verticale, progettata da Stefano Boeri, inaugurato nel 2014. Si trova nel quartiere Isola, e fa parte del Progetto Porta Nuova, un grande intervento di riqualificazione urbana e architettonica di tre quartieri di Milano.  La torre E, alta 110 metri con 24 piani e la torre D alta 76 piani con 17 piani. La caratteristica è sicuramente la presenza di circa 900 alberi. La maggior parte delle torri è destinata a uso residenziale e uffici, inoltre ci sono anche spazi collettivi, piscina, palestra e 500 m2 di pannelli solari e altre soluzioni di riscaldamento geotermico. Nel 2015 il Bosco Verticale si è aggiudicato il premio come grattacielo più bello e innovativo del mondo.

Per ora il viaggio finisce qui: quali sono le vostre torri preferite in Italia?

Vi aspetto il prossimo mercoledì, documenti pronti, per varcare il confine italiano e conoscere altre torri nel mondo. Vi aspetto!

Ingegnererrante

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante

La scalinata più bella d’Italia: Trinità dei Monti, Roma




Qualche giorno fa, scrivendo l’articolo sulle città coloniali cubane, ho parlato della scalinata di Trinidad e di quanto sia emozionante. Poi mi sono detta: ho scritto della scalinata di Cuba, ma non di quella italiana? Devo subito recuperare. Secondo voi qual è la scalinata più emozionante di Italia? Per me quella di Trinità dei Monti, in Piazza di Spagna a Roma.
La scalinata unisce Piazza di Spagna con la sommità del colle Pincio, dove si trova la Chiesa della SS. Trinità , proprio per questo è così maestosa e ha un forte dislivello.

Perché nel 1700 è stata fatta questa scalinata?
Fin dal XV secolo, la zona compresa fra la parte terminale della Via Condotti e la sovrastante collina ebbe un ruolo importante dal punto di vista commerciale per la presenza di molti stranieri, a causa della presenza delle ambasciate di Spagna e Francia. Nei primi anni del secolo XVII, l’area è divisa in due parti: nella parte alta della collina si erge la chiesa di Trinità dei Monti, che è in asse con la sottostante Via Condotti, mentre nella parte bassa si trova Piazza di Spagna con la residenza dell’ambasciatore spagnolo e al centro la fontana del Bernini, detta la Barcaccia. Il primo a voler cercare di unire le due parti fu il cardinale Mazzarino. In seguito il Papa Innocenzo XIII decise per il progetto dell’architetto De Sanctis, esponente del settecento architettonico.
L’Architetto de Sanctis, come scrisse nella relazione allegata al progetto, voleva realizzare una rampa che fosse il luogo di ritrovo per tutti i cittadini: questo è provato dagli spazi di sosta e dai sedili posti lungo tutto il percorso che collega le due piazze. Questa idea trovò piena accoglienza nella popolazione, tanto che ancora oggi la scalinata è luogo di incontro e di ritrovo, così da essere definita il “Salotto di Roma”. In primavera e in estate questi spazi vengono addobbati con fiori, tanto le scalinata sembra un grande giardino.


La forma della scalinata interpreta la configurazione naturale del terreno, mettendo insieme l’irregolarità e l’asimmetria del luogo. Vengono create delle rampe divise in tre parti che poi si congiungono e subito convergono in due direzioni tra convessità e concavità delle pareti, di gradinate e piani di sosta. Fu costruita in travertino, con 137 gradini, nella parte alta in due rampe, che si uniscono al primo gran ripiano, divergono e poi ancora si riuniscono per arrivare sulla piazza. dei Monti, dal cui balcone si ha un bellissimo panorama sulla piazza di Spagna e sulla città.


La maestosa scalinata è stata sede anche di bellissime sfilate di moda, organizzate dalla Camera della Moda italiana, così come presente in film che sono passati alla storia, il primo che mi viene in mente è “Vacanze romane”, con la bellissima e elegantissima Audrey Hepburn.
E voi amate questa scalinata come me? Oppure ne preferite un’altra?
IngegnerErrante

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante


Visita all’ex stabilimento Florio delle tonnare di Favignana e Formica




Durante il mio soggiorno a Favignana, ho potuto visitare l’ex Stabilimento Florio delle tonnare di Favignana e Formica. Lo stabilimento si trova sul porto, poco distante dalla piazza del Municipio. E’ importante informarsi sugli orari di visita al pubblico: non sempre lo stabilimento è aperto, a d esempio, durante il mio soggiorno (maggio 2017), le visite guidate erano solo la mattina (11:00,1215, 13.00), e il biglietto di ingresso costa 6 euro.

La mia visita è stata allietata da zio Peppe, uno degli ultimi lavoratori della tonnara, e ora custode, e la guida Francesca, figlia di operai dello stabilimento, molto simpatici e preparati sull’argomento. Ascoltateli con attenzione, e due ore passeranno velocemente, fra la storia dello stabilimento, la lavorazione del tonno, il canto della cialoma (canzone di origine araba, mista al dialetto siciliano, per cadenzare il lavoro sulle tonnare) dello zio Peppe e la storia della guerra punica, della famiglia Florio e dell’evoluzione dell’isola grazie alla tonnara, raccontata dalla signora Francesca.

stabilimento florio

Ha un’estensione circa di 32000 metri quadri. Il primo nucleo dello stabilimento è nato grazie al genovese Giulio Drago nel 1859, ma ebbe la sua espansione e importanza con il senatore Ignazio Florio e la sua famiglia. Nel 1874 venne chiamato l’architetto Giuseppe Damiani Almeyda per ampliare e ristrutturare la tonnara. Con l’ampliamento della struttura venne introdotta la conservazione del tonno sott’olio. Nel 1937 lo stabilimento fu acquistato dai Parodi di Genova, e dopo fu affidata la gestione dell’attività a Nino Castiglione, imprenditore trapanese. Negli anni 80 la tonnara cessò la sua attività e venne lasciato in stato di abbandono. Fortunatamente negli anni 90 la Regione Sicilia lo riportò al suo splendore, restaurandolo (progetto dell’Arch. Stefano Biondo) e aprendolo al pubblico nel 2009.

Lo stabilimento è un gioiello di archeologia industriale, e al suo interno è presente la tonnara e lo stabilimento per la conservazione del pescato. E’ possibile vedere i luoghi della lavorazione del tonno, della custodia delle attrezzature e delle barche utili per la mattanza; inoltre esiste anche una parte dei resti delle barche romane e cartaginesi durante la battaglia delle Egadi. Lo stabilimento poteva avere fino a 800 dipendenti al giorno al massimo della sua attività, tra operai e impiegati; per gli abitanti di Favignana fu frutto di ricchezza e di lavoro.

Nel complesso sono presenti gradi spazi coperti, con diverse destinazioni d’uso, dai magazzini, alle officine, agli spogliatoi per uomini e donne, alla stiva, al ricovero per le barche, ai forni per la cottura del tonno. Era presente anche l’asilo nido all’interno, per agevolare le tante lavoratrici dell’isola. Questi spazi hanno soffitti molto alti, e sono sormontati da grandi archi.

La prima sala visitata è quella della stanza dell’olio, con le lamiere delle scatolette, dove veniva inscatolato il tonno, poi passando un lungo corridoio sormontato da tre grandi ciminiere, arriviamo al ricovero delle barche e al modellino della tonnara con grandi archi ogivali. Vedendo questi grandi spazi ci si rende conto del grande lavoro che girava attorno alla pesca del tonno: partendo dalle grandi mattanze, passando alla lavorazione, alla conservazione e infine al prodotto finito.

18447643_10154402769431857_1804830780342011692_n

Un’altra parte importante è dedicata ai reperti trovati durante la pesca del tonno: la sala sicuramente più suggestiva è quella dove sono esposti i rostri e le ancore di epoca romana della prima guerra punica. Vi è poi uno spazio dove avviene la proiezione 3D della guerra delle Egadi (la battaglia conclusiva della prima guerra punica), fra Romani e Cartaginesi.

Nella sala “Torino”, il primo nucleo dello stabilimento, è stata creata una videoinstallazione, con la proiezione delle testimonianze di diciotto operai della tonnara che raccontano la loro esperienza e il loro amore per il lavoro.

18424209_10154402769791857_867546692936370395_n(1)

Sono presenti anche un’esposizione di fotografie in bianco e nero nello spazio dello spogliatoio femminile, e una videoinstallazione della “camera della morte”, l’ultima parte della tonnara, da dove il tonno non potrà più uscire.

Mi raccomando, prima di andare via, scrivete qualcosa sul libro delle recensioni, zio Peppe ci tiene, e va a rileggerle tutte.

18519761_10154402769756857_4254311731723517864_n(1).jpg

Cosa aspettate erranti, ad andare a visitare questo stabilimento?

Ingegnererrante

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Sarai aggiornata/o su tutte le novità del sito: Seguimi! Ti aspetto! Ingegnererrante