Visita a Palazzo Pfanner

Avete mai preso qualche ora per fare i turisti nella propria città? Io si, e oggi vi porto  a conoscere un bellissimo palazzo storico, il Palazzo Pfanner. Qualche settimana la guida turistica Davide Diolaiti ha organizzato assieme al proprietario del palazzo una visita in notturna, per far conoscere le bellezze di Lucca non solo ai turisti, ma anche ai lucchesi.

Dove si trova

Il Palazzo Pfanner, o Palazzo Controni-Pfanner, si trova in via degli Asili a Lucca, ed è adiacente alle Mura. Infatti se siete a passeggiare sulla cerchia muraria (ho parlato già della passeggiata sulle Mura in un altro post, se lo volete leggere,cliccate qui), sicuramente sarete attratti dal meraviglioso giardino all’italiana, adornato di statue di marmo.

Palazzo Ducale dal giardino

Il Palazzo è visitabile, spesso utilizzato come sede di mostre e concerti, e in passato anche il cinema è stato attratto dalla sua bellezza. E’ possibile ritrovare Il Palazzo Pfanner nel Marchese del Grillo  con l’indimenticabile Alberto Sordi (era la casa del Marchese), in Arrivano i bersaglieri di Luigi Magni e infine in Ritratto di Signora, con NIcole Kidman, dove è possibile riconoscere il giardino.

Il Palazzo è stato anche luogo di una storia d’amore, fra il Principe Federico di Danimarca e la nobildonna lucchese Maria Maddalena Trenta.

La storia

Il palazzo risale a metà del 1600, e fu proprietà prima della famiglia Moriconi, e in seguito dei Controni, entrambi  mercanti con rango nobiliare. Fu proprio la famiglia Controni ad ampliare il palazzo e il giardino, assieme all’Architetto lucchese Domenico Martinelli, che ha lavorato anche nell corti europee di praga e Vienna, e a Filippo Juvarra per la riqualificazione del giardino.

A metà Ottocento Felix Pfanner, di origine bavarese divenne proprietario della struttura e ci installò una birreria, la prima presente nel Ducato di Lucca. Le cantine del palazzo e il giardino divennero luogo di prodizione e mescita della Birreria Pfanner, che fu chiusa nel 1929.

Il giardino

Fontana del giardino di palazzo Pfanner

Si tratta di un giardino barocco all’italiana, riqualificato da Filippo Juvarra, e si estende dal Pallazzo fino alla cinta delle Mura.  Sono presenti due vialetti, e al loro centro si trova la fontana ottagonale. Sono presenti le statue in marmo, che rappresentano le divinità greche e le quattro stagioni.

Nelle zone erbose sono presenti piante di tasso, pini, alberi da frutto e magnolie. E’ presente anche la limonaia, con l’emblema della famiglia Controni. Ai lati del portale di legno sono presenti due nicchie, con le statue di Ercole e Cibele, che sulla testa porta una corona raffigurante le Mura di Lucca.

La Statua di Cibele

Il Palazzo

La residenza del Palazzo Pfanner si trova al primo piano, ed è accessibile dalla scala monumentale, realizzata dall’architetto Domenico Martinelli. Dalla scala è possibile godere di una splendida vista sul giardino.

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Una volta percorsa la scala in pietra serena,è possibile accedere al Salone degli affreschi, con un splendido lampadario al centro. Attorno al salone sono presenti la cucina, la sala da pranzo, la camera da letto e la sala da the. Queste stanze sono affrescate (soprattutto la sala da the), arredate con mobili antichi e oggetti sacri. Sono presenti anche gli strumenti medico-chirurgici originali di Pietro Pfanner, medico chirurgo e sindaco di Lucca dal 1920.

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Siete ancora incuriositi da questo palazzo? Contattate Davide Diolaiti per accompagnarvi nella visita a questo spendido Palazzo.

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Chiesa dell’Autostrada di Giovanni Michelucci

Chiunque abbia percorso l’autostrada del Sole, o A1, non può non aver notato nei pressi di Campi Bisenzio (Firenze), allo svincolo con l’autostrada A12 Firenze-Mare (esattamente Firenze Nord), la Chiesa di San Giovanni Battista, denominata anche Chiesa dell’Autostrada.

Opera simbolica e spirituale

Venne realizzata dall’architetto pistoiese Giovanni Michelucci fra il 1960 e il 1964, per ricordare i morti sul lavoro per la costruzione dell’Autostrada del Sole. Fu scelto lo svincolo di Firenze Nord perché è a metà strada tra Milano e Roma, le principali città unite da questa autostrada. Viene considerata anche la “parrocchia per viaggiatori”, un luogo per una sosta spirituale, per tutti i pellegrini di qualsiasi razza, età e religione. Questo simbolismo viene anche ripreso nell’architettura della chiesa, come dirò in seguito.

L’edificio

Il primo progetto fu affidato all’ Ingegnere Lamberto Stoppa, ma a causa dei giudizi negativi della Soprintendenza dell’Arte Liturgica, fu sostituito da Michelucci nel 1960. Quel che l’architetto pistoiese riprese dal progetto originale fu l’impianto longitudinale, il battistero interno, ma in un edificio separato, e le iconografie commissionate agli artisti, provenienti da tutta Italia. Queste opere, per essere meglio visionate dai fedeli, vennero disposte in un grande nartece (portico), che aveva sia la funzione di ingresso alla Chiesa e al Battistero, che quella di galleria come sede dei bassorilievi raffiguranti tutte le città italiane unite dalla nuova autostrada, fra cui Sant’Ambrogio per Milano, San Petronio per Bologna, San Giovanni per Firenze e diversi altri.

L’esterno

Si tratta di un’architettura dinamica, fuori dagli schemi, e altamente simbolica nella forma della tenda, come simbolo di accoglienza del viaggiatore. La stessa architettura è in sè contrastante: la copertura in rame è dinamica, sembra quasi mossa dal vento, mentre il corpo della chiesa è in solida pietra, tipica della zona, e in cemento. Questa idea del viaggio è data non solo dagli elementi architettonici, ma anche dai percorsi attorno alla Chiesa: ogni punto di vista è diverso dall’altro, non ne esiste uno preferenziale.

Chiesa dell’Autostrada-Credits Archweb

L’interno

Lo stesso contrasto si nota anche all’interno della chiesa, con le coperture a tenda, che nonostante siano realizzate in cemento armato danno una grande sensazione di leggerezza, e la solidità dell’aula a croce latina irregolare in pietra. Queste tende sono sostenute da grandi pilastri albero in cemento armato, con i rami che si intrecciano e vanno in ogni direzione.

Interno – Credits Te la do io Firenze

All’interno sono presenti 3 altari: due ai lati, illuminati da piccole feritoie, e uno centrale, con una grande superficie colorata in vetro e ferro, rappresentante Giovanni Battista.

In tutti gli ambienti, sia esterni che interni, possiamo notare l’estrema accuratezza e raffinatezza nelle finiture, nel dettaglio e nella lavorazione dei vari materiali.

Nonostante la chiesa sia posizionata in un punto altamente frenetico, al suo interno si respira un’aria totale di pace e tranquillità, come un distacco che può avere il viaggiatore dalla realtà di tutti i giorni.

Per visitare la chiesa, occorre rivolgersi al custode. Per raggiungerla occorre imboccare il raccordo autostradale Peretola/Firenze-Mare, con indicazione per l’area di servizio Firenze nord/Autostrada del Sole A1: da qui si trovano le indicazioni per arrivare alla Chiesa. Per informazioni clicca qui

Questa chiesa negli anni, come tutte le architetture estremamente moderne, è stata fortemente criticata. Voi da che parte state?

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Il Giardino dei Tarocchi a Capalbio

Se questa estate avete intenzione di trascorrere qualche giorno nella Maremma toscana a Capalbio, provincia di Grosseto, dovete visitare il Giardino dei Tarocchi, opera dell’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. Questo giardino è conosciuto per le sculture degli arcani maggiori dei tarocchi.

Ispirazione a Gaudì

Il giardino prende l’ispirazione dal Parque Guell di Antoni Gaudì a Barcellona e dal Giardino dei Mostri a Bomarzo (Viterbo). Dopo la visita a questi due parchi, Niki de Saint Phalle decise di ideare il Giardino dei Tarocchi nel 1979. Fu terminato nell’estate del 1996; nel 1997 nacque la Fondazione “Giardino dei Tarocchi” per mantenere e conservare l’opera, e infine nel 1998 il giardino è stato aperto al pubblico.
Il Giardino si trova sulla collina di Garavicchio, frazione di Capalbio, e ha un’estensione di 2 ettari fra sculture colorate, in acciaio, vetro e ceramica e specchi. Per l’ideazione di questo giardino, l’artista ha avuto accanto un’équipe di operai specializzati in arte contemporanea, fra cui il marito Jean Tinguely, che ha creato le strutture metalliche e gli assemblaggi semimoventi delle sculture. Inoltre, fra i vari contributi, possiamo parlare anche di Ricardo Menon, collaboratore e amico dell’artista, e Venera Finocchiaro, ceramista romana.

Ingresso principale

Nell’équipe per la costruzione del Giardino dei Tarocchi, si trova anche l’architetto ticinese Mario Botta, che in collaborazione con l’architetto grossetano Roberto Aureli, ha ideato il padiglione di ingresso. Si tratta di un muro di recinzione in tufo di grande spessore, con un’apertura circolare al centro chiusa da una cancellata. Il disegno di questo ingresso viene interpretato dallo stesso architetto Botta come barriera da varcare per avere una “pausa magica” dal mondo reale che sta al di là del muro.

Piazza Principale

Oltrepassato il muro percorreremo una strada sterrata per arrivare alla piazza principale, dove si trova una vasca sovrastata da due figure unite della Papessa e del Mago, che rappresentano i maggiori arcani dei tarocchi, e simboleggiano l’inizio del percorso. La vasca circolare raccoglie le acque che escono dalla bocca della scultura della Papessa, e al centro si trova la Ruota della Fortuna, una scultura meccanica semimovente realizzata da Jean Tinguely.

Dalla piazza, circondata dal verde, partono diversi percorsi che salgono e scendono lungo la collina. Lungo questi percorsi Niki de Saint Phalle ha inciso pensieri, numeri, citazioni, disegni e tanto altro: non è sono un percorso fisico, ma anche spirituale. In particolare, lungo un percorso che sale la collina, si trova la scultura del Sole, come un uccello di fuoco appollaiato su un arco, e il Papa, l’opera più amata dall’artista.

L’albero della vita

Affascinante è la scultura dell’Albero della vita, che al posto dei rami ha le teste dei serpenti, e il tronco è ricoperto dalle iscrizioni e dai disegni dell’artista.

Potrei parlare di tante altre sculture affascinanti, come la Morte, la Temperanza, gli Innamorati e l’Imperatrice, ma non voglio svelarvi altro di questo parco, che racchiude arte, natura e spiritualità.

Se volete avere questa esperienza spirituale nel giardino, cliccate qui per controllare i giorni e gli orari di apertura.

Voi avete visitato questo giardino? Cosa ne pensate?

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Viaggio attorno alle torri e ai grattacieli del mondo – Prima parte




Prima parte – Italia

Oggi voglio fare un viaggio intorno al mondo, non in 80 giorni come Jules Verne, non fisicamente, prendendo aerei, treni o qualsiasi altro mezzo di trasporto, ma resterò alla mia scrivania davanti al mio pc a parlare di torri e grattacieli in giro per il mondo. Ne ho citati solo dieci, ma ce ne sarebbero molte di più: ho preferito scegliere quelle che ho veramente visitato e fotografato, e non solo visto su internet,o su qualche libro di architettura e design.

Per non annoiarvi troppo in questo giro, ho deciso di dividerlo in due parti: questa volta restiamo in Italia, mentre il prossimo mercoledì andiamo nel mondo. Quindi preparate i documenti che partiamo!

Da dove partiamo?

Naturalmente il viaggio inizia dalla mia città, Lucca, dalla Torre Guinigi, conosciuta anche come torre alberata, infatti la sua caratteristica principale è la presenza delle sette piante di leccio in sommità. La torre fu voluta nel XIV secolo dalla famiglia Guinigi, ricca famiglia di mercanti lucchesi, come simbolo di rinascita e di potenza nella città. La torre si trova accanto al Palazzo Guinigi, spesso sede di mostre espositive, è’ alta 44 metri, realizzata in pietra e mattoni ed è possibile raggiungere la cima tramite scale abbastanza agevoli. Dalla sommità è possibile ammirare il panorama del centro storico e i tetti di Lucca: non lo dico perché sono di parte, ma merita sicuramente una visita.

Abbandonando Lucca, sicuramente la prima torre vicina è la Torre Pendente, in Piazza dei Miracoli a Pisa, sicuramente la più fotografata e più conosciuta in Italia, nonché simbolo della città. Si tratta del campanile della Cattedrale adiacente, ed è alta 56-58 metri circa è stata costruita tra il XII e il XIV secolo. La sua caratteristica è la pendenza, causata dal cedimento del terreno (di tipo argilloso e sabbioso, Pisa era una Repubblica Marinara), per via dei lavori. La torre ha un’inclinazione intorno ai 4° rispetto all’asse verticale, e spesso vengono posti alle estremità dei contrappesi per cercare di ridurre la pendenza. E’ possibile raggiungere la sommità della torre tramite una scala a chioccola, per ammirare Piazza dei Miracoli dall’alto. Nella piazza troverete un sacco di turisti in bilico con le mani alzate, come se tenessero qualcosa: non vi preoccupate, è la classica foto in Piazza dei Miracoli, con il tentativo di sorreggere e migliorare l’inclinazione della torre.

Da non dimenticare, sempre in Toscana, è la Torre del Mangia, in Piazza del Campo a Siena.  E’ la torre civica del Palazzo Comunale, è alta 88 metri e fu terminata nel 1348. Anche in questo caso si tratta di una torre che simboleggia potere ed eleganza.  Fu chiamata così Giovanni di Balduccio, detto “Mangia”, o “Mangiaguadagni” (pare che fosse uno spendaccione), ebbe l’incarico da parte del Comune di battere le ore, finché non fu sostituito da un automa, che prese il suo nome. I resti di questo automa sono conservati nel cortile del Podestà, insieme ai resti della statua del Mangia. Nel 1668 fu collocata sulla torre una grande campana, chiamata dai senesi “Campanone”, o Sunto”, perché è dedicata alla Madonna dell’Assunta. Dalla torre (la scalinata è piuttosto faticosa, 400 scalini, nell’ultima parte gli spazi sono molto stretti, ma merita arrivare in cima) è possibile ammirare dall’alto Piazza del Campo e le colline senesi: la vista è sicuramente ripagata, nonostante il fiatone a causa delle scale. Assolutamente sconsigliato a chi soffre di vertigini.

Ora mi direte, parla solo di Toscana? La mia Regione è ricca di torri, dal tempo rinascimentale in poi, come ho già spiegato, come simbolo di ricchezza e potenza, quindi ne potrei citare tante altre; non se la prendano i miei corregionali, se invece continuerò a parlare di torri in altre regioni.

Andiamo in Emilia Romagna, con le Torri di Bologna, la Torre degli Asinelli e Garisenda, situate nel centro storico. La Torre degli Asinelli, alta 97 metri con una pendenza verso ovest, prende il nome da una importante famiglia bolognese del XII secolo. Anche in questo caso è possibile salire in cima (per i più temerari), per godere di un panorama mozzafiato.  Affiancata alla Torre degli Asinelli c’è Garisenda (anche in questo caso si tratta di un’altra famiglia bolognese), molto più bassa rispetto alla prima, “solo” 48 metri, e anche questa tende a pendere. Sono realizzate entrambe in muratura. Queste torri, sebbene le più famose della città, non sono le uniche presenti a Bologna(in tutta la città oggi sono presenti 24 torri): ogni famiglia benestante bolognese ne aveva una; erano simbolo non solo di prestigio sociale della famiglia ma svolgevano anche funzioni militari (segnalazione e difesa).

Passiamo a Milano: in questo caso voglio parlare di un altro tipo di torre, la torre residenziale (o grattacielo), conosciuta anche come Bosco Verticale, progettata da Stefano Boeri, inaugurato nel 2014. Si trova nel quartiere Isola, e fa parte del Progetto Porta Nuova, un grande intervento di riqualificazione urbana e architettonica di tre quartieri di Milano.  La torre E, alta 110 metri con 24 piani e la torre D alta 76 piani con 17 piani. La caratteristica è sicuramente la presenza di circa 900 alberi. La maggior parte delle torri è destinata a uso residenziale e uffici, inoltre ci sono anche spazi collettivi, piscina, palestra e 500 m2 di pannelli solari e altre soluzioni di riscaldamento geotermico. Nel 2015 il Bosco Verticale si è aggiudicato il premio come grattacielo più bello e innovativo del mondo.

Per ora il viaggio finisce qui: quali sono le vostre torri preferite in Italia?

Vi aspetto il prossimo mercoledì, documenti pronti, per varcare il confine italiano e conoscere altre torri nel mondo. Vi aspetto!

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La scalinata più bella d’Italia: Trinità dei Monti, Roma




Qualche giorno fa, scrivendo l’articolo sulle città coloniali cubane, ho parlato della scalinata di Trinidad e di quanto sia emozionante. Poi mi sono detta: ho scritto della scalinata di Cuba, ma non di quella italiana? Devo subito recuperare. Secondo voi qual è la scalinata più emozionante di Italia? Per me quella di Trinità dei Monti, in Piazza di Spagna a Roma.
La scalinata unisce Piazza di Spagna con la sommità del colle Pincio, dove si trova la Chiesa della SS. Trinità , proprio per questo è così maestosa e ha un forte dislivello.

Perché nel 1700 è stata fatta questa scalinata?
Fin dal XV secolo, la zona compresa fra la parte terminale della Via Condotti e la sovrastante collina ebbe un ruolo importante dal punto di vista commerciale per la presenza di molti stranieri, a causa della presenza delle ambasciate di Spagna e Francia. Nei primi anni del secolo XVII, l’area è divisa in due parti: nella parte alta della collina si erge la chiesa di Trinità dei Monti, che è in asse con la sottostante Via Condotti, mentre nella parte bassa si trova Piazza di Spagna con la residenza dell’ambasciatore spagnolo e al centro la fontana del Bernini, detta la Barcaccia. Il primo a voler cercare di unire le due parti fu il cardinale Mazzarino. In seguito il Papa Innocenzo XIII decise per il progetto dell’architetto De Sanctis, esponente del settecento architettonico.
L’Architetto de Sanctis, come scrisse nella relazione allegata al progetto, voleva realizzare una rampa che fosse il luogo di ritrovo per tutti i cittadini: questo è provato dagli spazi di sosta e dai sedili posti lungo tutto il percorso che collega le due piazze. Questa idea trovò piena accoglienza nella popolazione, tanto che ancora oggi la scalinata è luogo di incontro e di ritrovo, così da essere definita il “Salotto di Roma”. In primavera e in estate questi spazi vengono addobbati con fiori, tanto le scalinata sembra un grande giardino.


La forma della scalinata interpreta la configurazione naturale del terreno, mettendo insieme l’irregolarità e l’asimmetria del luogo. Vengono create delle rampe divise in tre parti che poi si congiungono e subito convergono in due direzioni tra convessità e concavità delle pareti, di gradinate e piani di sosta. Fu costruita in travertino, con 137 gradini, nella parte alta in due rampe, che si uniscono al primo gran ripiano, divergono e poi ancora si riuniscono per arrivare sulla piazza. dei Monti, dal cui balcone si ha un bellissimo panorama sulla piazza di Spagna e sulla città.


La maestosa scalinata è stata sede anche di bellissime sfilate di moda, organizzate dalla Camera della Moda italiana, così come presente in film che sono passati alla storia, il primo che mi viene in mente è “Vacanze romane”, con la bellissima e elegantissima Audrey Hepburn.
E voi amate questa scalinata come me? Oppure ne preferite un’altra?
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Visita all’ex stabilimento Florio delle tonnare di Favignana e Formica




Durante il mio soggiorno a Favignana, ho potuto visitare l’ex Stabilimento Florio delle tonnare di Favignana e Formica. Lo stabilimento si trova sul porto, poco distante dalla piazza del Municipio. E’ importante informarsi sugli orari di visita al pubblico: non sempre lo stabilimento è aperto, a d esempio, durante il mio soggiorno (maggio 2017), le visite guidate erano solo la mattina (11:00,1215, 13.00), e il biglietto di ingresso costa 6 euro.

La mia visita è stata allietata da zio Peppe, uno degli ultimi lavoratori della tonnara, e ora custode, e la guida Francesca, figlia di operai dello stabilimento, molto simpatici e preparati sull’argomento. Ascoltateli con attenzione, e due ore passeranno velocemente, fra la storia dello stabilimento, la lavorazione del tonno, il canto della cialoma (canzone di origine araba, mista al dialetto siciliano, per cadenzare il lavoro sulle tonnare) dello zio Peppe e la storia della guerra punica, della famiglia Florio e dell’evoluzione dell’isola grazie alla tonnara, raccontata dalla signora Francesca.

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Ha un’estensione circa di 32000 metri quadri. Il primo nucleo dello stabilimento è nato grazie al genovese Giulio Drago nel 1859, ma ebbe la sua espansione e importanza con il senatore Ignazio Florio e la sua famiglia. Nel 1874 venne chiamato l’architetto Giuseppe Damiani Almeyda per ampliare e ristrutturare la tonnara. Con l’ampliamento della struttura venne introdotta la conservazione del tonno sott’olio. Nel 1937 lo stabilimento fu acquistato dai Parodi di Genova, e dopo fu affidata la gestione dell’attività a Nino Castiglione, imprenditore trapanese. Negli anni 80 la tonnara cessò la sua attività e venne lasciato in stato di abbandono. Fortunatamente negli anni 90 la Regione Sicilia lo riportò al suo splendore, restaurandolo (progetto dell’Arch. Stefano Biondo) e aprendolo al pubblico nel 2009.

Lo stabilimento è un gioiello di archeologia industriale, e al suo interno è presente la tonnara e lo stabilimento per la conservazione del pescato. E’ possibile vedere i luoghi della lavorazione del tonno, della custodia delle attrezzature e delle barche utili per la mattanza; inoltre esiste anche una parte dei resti delle barche romane e cartaginesi durante la battaglia delle Egadi. Lo stabilimento poteva avere fino a 800 dipendenti al giorno al massimo della sua attività, tra operai e impiegati; per gli abitanti di Favignana fu frutto di ricchezza e di lavoro.

Nel complesso sono presenti gradi spazi coperti, con diverse destinazioni d’uso, dai magazzini, alle officine, agli spogliatoi per uomini e donne, alla stiva, al ricovero per le barche, ai forni per la cottura del tonno. Era presente anche l’asilo nido all’interno, per agevolare le tante lavoratrici dell’isola. Questi spazi hanno soffitti molto alti, e sono sormontati da grandi archi.

La prima sala visitata è quella della stanza dell’olio, con le lamiere delle scatolette, dove veniva inscatolato il tonno, poi passando un lungo corridoio sormontato da tre grandi ciminiere, arriviamo al ricovero delle barche e al modellino della tonnara con grandi archi ogivali. Vedendo questi grandi spazi ci si rende conto del grande lavoro che girava attorno alla pesca del tonno: partendo dalle grandi mattanze, passando alla lavorazione, alla conservazione e infine al prodotto finito.

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Un’altra parte importante è dedicata ai reperti trovati durante la pesca del tonno: la sala sicuramente più suggestiva è quella dove sono esposti i rostri e le ancore di epoca romana della prima guerra punica. Vi è poi uno spazio dove avviene la proiezione 3D della guerra delle Egadi (la battaglia conclusiva della prima guerra punica), fra Romani e Cartaginesi.

Nella sala “Torino”, il primo nucleo dello stabilimento, è stata creata una videoinstallazione, con la proiezione delle testimonianze di diciotto operai della tonnara che raccontano la loro esperienza e il loro amore per il lavoro.

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Sono presenti anche un’esposizione di fotografie in bianco e nero nello spazio dello spogliatoio femminile, e una videoinstallazione della “camera della morte”, l’ultima parte della tonnara, da dove il tonno non potrà più uscire.

Mi raccomando, prima di andare via, scrivete qualcosa sul libro delle recensioni, zio Peppe ci tiene, e va a rileggerle tutte.

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Cosa aspettate erranti, ad andare a visitare questo stabilimento?

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Passeggiata sulle Mura di Lucca




Come primo post dedicato alle architetture nel mondo, non posso fare altro che partire dalla mia città, Lucca, e da un elemento caratterizzante: le Mura Urbane, fortificazione unica nel suo genere, che circonda il centro storico. Nel mondo sono presenti tante altre città fortificate (esiste un gemellaggio fra le città murate: Lucca, Carcassonne, San Marino, Avila, Avignone e Mdina), ma le Mura lucchesi sono le uniche utilizzate non solo per la difesa, ma dove è possibile camminare sopra per l’intera cerchia muraria. L’intero centro storico è compreso nella cerchia muraria, lunga 4 chilometri e 223 metri e larga 30 metri, con undici baluardi (o bastioni) e sei porte per entrare in centro.

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Per un lucchese sono talmente importanti, che sono state adottate anche come unità di misura: è facile sentire dire “ho fatto 2 chilometri a piedi, come mezzo giro di Mura”, oppure “8 chilometri, quasi due giri di Mura”: ogni motivo è buono per un lucchese per poter parlare delle  proprie Mura.  Quindi, se conoscerete un lucchese, preparatevi non solo a sentir parlare della propria città e della bellezza delle Mura, ma anche a sentire questo particolare modo di dire, assolutamente tipico, soprattutto per le camminate a piedi.

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Nella storia esistono 3 cerchia murarie, che hanno visto l’espansione del centro storico: la prima risale all’epoca romana, la seconda è medioevale e la terza ed attuale è rinascimentale. I resti romani e medioevali è possibile ritrovarli all’interno del centro storico e nei sotterranei delle Mura, aperti da qualche anno al pubblico e assolutamente imperdibili. Per quanto riguarda le Mura romane, si trovano resti nella Chiesa di Santa Maria della Rosa (conosciuta come Chiesina della Rosa), e nei sotterranei del Baluardo San Colombano.  All’interno di questa cerchia è possibile individuare le vie ortogonali, in particolare il Cardus Maximus e il Decumanus Maximus, che si incontravano nel Foro Romano, individuabile in Palazzo Pretorio, in Piazza San Michele in Foro.  Invece le Mura medioevali è possibile ritrovarle in due porte: Porta dei Borghi e Porta San Gervasio.

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Parlando dell’attuale cerchia muraria, sono state iniziate nel 1491, a seguito di una necessità di ampliamento della città. Non sono mai state utilizzate a scopo difensivo, e come ho scritto prima, sono accessibili da quattro porte maggiori: Porta Elisa (dedicata a Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone Bonaparte), Porta San Pietro (conosciuta dai lucchesi anche come Porta a vapore, per la vicinanza con la stazione ferroviaria), Porta Santa Maria, Porta San Donato, Porta Sant’Anna e infine Porta San Jacopo (la porta più recente). E’ possibile entrare nella città anche da alcuni varchi pedonali, o sortite.

Accesso Mura

Fino agli anni 80 in alcuni tratti era possibile il passaggio delle automobili, ora invece l’intera cerchia muraria è diventata pedonale, uno spazio aperto, unico nel suo genere, per il tempo libero in mezzo al verde.  A qualsiasi ora del giorno è possibile trovare persone che passeggiano, corrono, vanno in bicicletta o pattini, giocano a carte o a qualsiasi gioco, sui vari tavolini presenti nei vari baluardi, bambini che giocano in spazi adibiti a loro, oppure semplicemente si mettono su una panchina ad ammirare il panorama dei tetti, campanili, giardini e torri di Lucca.

Le Mura vengono anche utilizzate per manifestazioni di vario tipo: legate alla natura e alle piante, come Murabilia o Verdemura, ai Comics, alle Mille miglia, alla Maratona di Lucca, o manifestazioni legate allo sport. In particolare, in questo weekend, due eventi andranno a svolgersi in parte sulle Mura: sabato 6 maggio la Ferrari Cavalcade, con esposizione e sfilata di settanta auto del Cavallino, provenienti da tutto il mondo, e domenica 7 maggio la Maratona di Lucca, appuntamento ben conosciuto dagli appassionati. Motivo in più per programmare questo weekend una passeggiata sulle Mura.

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Al di là degli eventi organizzati, il consiglio che posso dare, se siete a Lucca, è di non perdersi una passeggiata sulle Mura, uniche nel suo genere, e in mezzo al verde e alla tranquillità guardare tutti scorci che la città può offrire.

Voi siete mai stati a passeggiare sulle Mura di Lucca?

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